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Quei dubbi sulla sicurezza della privacy su WhatsApp

05/05/2016

WhatsApp ha inserito un nuovo sistema di sicurezza delle chat. Ma è davvero sufficiente la crittografia end-to-end per proteggere i nostri dati personali?

whatsapp privacy e crittografia messaggi

E’ passato circa un mese, proprio sulla scia di Apple contro l’FBI, da quando WhatsApp ha aggiunto una nuova funzionalità per la privacy annunciando che avrebbe introdotto la crittografia end-to-end per tutti i suoi 1 miliardo di utenti.

Dal 5 aprile, ogni messaggio, ogni registrazione video, ogni nota vocale ed ogni foto scambiati tramite l’applicazione sono visibili solo alle parti coinvolte nella comunicazione e a nessun altro. Non può vederli WhatsApp, non possono le agenzie di sorveglianza governative, non possono i potenziali hacker, nessuno (o quasi).

Sul sito web della società si legge:

La crittografia end-to-end su WhatsApp assicura ch esolo tu e la persona con cui stai comunicando siete in grado di leggere ciò che viene inviato, e nessun altro, nemmeno WhatsApp. Questo perché i messaggi sono protetti da un lucchetto, e solo il destinatario e ha la chiave speciale necessaria per sbloccarlo e leggerli. Per una maggiore protezione, ogni messaggio inviato dispone di un proprio blocco e una chiave unica. Tutto questo avviene automaticamente: non è necessario attivare le impostazioni o impostare le chat segrete speciali per proteggere i messaggi “.

Con gli attacchi di Bruxelles che sono ancora dolorosamente freschi nella mente di tutti, la mossa della società ha riacceso la questione del rapporto fra sicurezza nazionale e privacy individuale. Questa settimana, a tal proposito, WhatsApp è stato bloccato in Brasile, manifestando come i governi di tutto il mondo siano preoccupati per il nuovo livello di crittografia.

D’altra parte, però, il mondo tecnologico e buona parte degli utenti hanno accolto positivamente l’introduzione della crittografia. WhatsApp ha acquisito una nuova dose autorevolezza e credibilità, tanto da essere etichettato come un “esempio da seguire”, un vero e proprio apripista sul tema della privacy in linea con un processo di democratizzazione delle comunicazione per le masse.

E ci sono tutte le buone ragioni per pensarlo.

E’ vero, un malintenzionato può comunque spiare WhatsApp usando delle app, ma è necessario che vengano istallate sul telefono della vittima. Questo può avvenire anche a distanza, ma serve ingannare il possessore del telefono.

Perché la crittografia non ci protegge da queste app? Semplice. Queste app leggono i messaggi WhatsApp dopo che direttamente sul telefono della vittima, come se lo schermo del telefonino fosse visibile da un altro computer. La crittografia invece protegge i messaggi mentre viaggiano da un telefonino all’altro.

Detto questo, però, rimangono alcune domande. E forse pure qualche dubbio. Eccole:

1. Che cosa succede con i metadati?

WhatsApp continuerà a tenere un registro dei metadati dei suoi utenti. Ciò significa che, anche se il contenuto di un messaggio non può essere letto da nessuno, compreso WhatsApp, i numeri di telefono coinvolti nello scambio, così come l’orario, rimarranno memorizzati sul server della società. In altre parole, se un tribunale obbligherà WhatsApp a fornire delle informazioni su un utente, la quantità di metadati a disposizione sarebbe sufficiente a creare un profilo e trarre alcune conclusioni forti. Sapere che qualcuno ha parlato, con chi, a che ora, e quante volte al giorno, è già tantissimo. Non credi?

E non è solo i governi potrebbero mettere le mani su questi dati, ma potrebbero farlo anche gli hacker.

2. Che dire di Facebook?

Nel 2014 WhatsApp è stata acquisita da Facebook, che come probabilmente saprai, non è l’azienda più all’avanguardia in termini di privacy. Il suo guadagno deriva dagli annunci, e per far funzionare bene gli annunci servono i dati sul comportamento e la personalità de consumatori.

Questo è un male necessario che fa parte del mercato iper competitivo e saturo di oggi e, per dirla tutta, anch’io uso Facebook Ads, ma questo non cambia il fatto che la privacy degli utenti non è in cima alla lista delle priorità di Facebook.

Ed è per questo che sono legittime certe preoccupazioni per la ricerca di WhatsApp di garantire riservatezza a 1 miliardo di persone.

Giusto qualche mese fa le immagini rese pubbliche dallo sviluppatore Android Javier Santos hanno mostrato in anteprima un possibile aggiornamento beta per WhatsApp che ha dimostrato che la società sta progettando di chiedere agli utenti di condividere le loro informazioni WhatsApp con Facebook, per migliorare l’uso dell’applicazione. Se questo dovesse accadere in futuro, allora Facebook potrebbe vedere tutti metadati di cui abbiamo parlato in precedenza.

I metadati potrebbero essere utilizzati per creare un profilo ancora più accurato degli utenti, e allora si potrebbero creare degli annunci mirati al limite con il diritto alla privacy.

Ma anche se questo non dovesse mai accadere e i due account di Facebook e WhatsApp rimanessere separati, c’è ancora la questione Facebook, che chiede agli utenti di associare al proprio account il proprio numero di telefono. E sai che cos’altro è associato con quel numero di telefono? Esattamente il tuo account WhatsApp.

3. E i soldi?

In questo momento, WhatsApp non fa soldi; non ha alcuna fonte di reddito. In principio, si è cercato monetizzazione il servizio stesso con un abbonamento. Poi WhatsApp è diventato gratis per tutti. Nessun pagamento per nessuna funzione, per sempre.

Ma da qualche parte qualche soldino dovrà pure arrivare. Certo, WhatsApp ha sempre più un orientamento business libero dalle pubblicità, il suo obiettivo è consentire agli utenti di comunicare con le aziende più facilmente, senza il fastidio di dover chiamare, inviare un’e-mail, oppure compilare un modulo di contatto.

Ma questo basterà a portare i ricavi sperati?

Il che ci riporta a Facebook e ai quella fonte inesauribile di denaro che sono i metadati.

Tutto questo resta da vedere. WhatsApp ora è sotto i riflettori; gli occhi di tutti sono sulla società, pronti a cogliere ogni sua mossa.

Qualunque cosa accadrà, non si può negare ciò che WhatsApp ha fatto: non è solo un enorme passo avanti per la privacy online, ma una sfida tanto necessario per ogni azienda di tecnologia. La società ha alzato l’asticella, e gli altri dovranno adeguarsi. WhatsApp ha fatto la sua parte, ed ora è il turno delle altre aziende.








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